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martedì 10 settembre 2013

Recensione: Oltre i Confini - Il Tocco degli spiriti antichi di Noemi Gastaldi





Titolo:Oltre i confini
Sottotitolo: Il tocco degli spiriti antichi
Autrice: Noemi Gastaldi
Editore: Selfpublisher
Pagine: 218
Prezzo: 0,99 ebook  7,90 cartaceo
Sito web: http://mondinoemi.altervista.org/

TRAMA

“- Non sai chi sono? Allora non puoi liberarmi! - disse la bambina, pestando i piedi sul pavimento con rabbia. - Cerca di sbrigarti a capire come funzionano le cose, o diventerai come me! E non è divertente! - aggiunse ancora, prima di sparire dalla vista di Lucilla.”

Lucilla soffre di allucinazioni fin da quando era molto piccola, si è talmente abituata alla situazione da reputarla normale. Non ha idea del rischio che sta correndo.
Ha ormai ventidue anni, quando l’ossessione per una ragazza misteriosa di cui è innamorata fin dai tempi dell’adolescenza, la spinge a confrontarsi con una realtà che ha sempre rifiutato: la realtà materiale e quella immateriale, sono separate da un velo sottile, e lei è una di quelle poche persone capaci di squarciare questo velo.
Francesca è consapevole di questo già da molto tempo, ma non le basta: è alla continua ricerca di nuove conoscenze, determinata ad accrescere il suo potere; saranno proprio le sue ricerche a farle incontrare Lucilla, nei vasti territori oltre i confini.
Nessuna delle due, però, immagina quello in cui saranno coinvolte: dopo una lunga era di equilibrio, i potenti Spiriti Antichi stanno per scatenarsi gli uni contro gli altri, coinvolgendo coloro che hanno subito il loro tocco…

VOTO

4.5/5 draghi

Eravamo rimasti prima della chiusura estiva con l'incipit di questo romanzo (lo trovate qui)
Ed ecco a voi ...

IL MIO PARERE PERSONALE


Continuo a sostenere che una delle cose più belle dei libri è che non sai mai quello che troverai al loro interno.

E l’esperienza con il “tocco degli spiriti – Oltre i confini” di Noemi Gastaldi è stata veramente una sorpresa.

Confesso che la copertina inizialmente mi aveva un po’ spiazzato: senza colore, con le figure nel loro mondo non ben definito… però questo discorso lo riprenderemo alla fine.

Scordatevi di inoltrarvi in un universo scontato. In questo libro si capisce benissimo che la parola “fantasia” può davvero assumere significati diversi e “viaggiare oltre”.

Noemi, infatti, ci descrive un mondo “oltre i confini” etereo e affascinante. Il linguaggio utilizzato per descriverlo è armonioso e musicale. È racconto fantastico, nel senso letterale del termine, come un’opera musicale nella quale ti immergi e alla fine ne emergi diverso, rinnovato, come se avessi fatto un viaggio subacqueo.

Foto tratto dall'Album Facebook dell'autrice che vi invito a visitare

E il libro è quasi tutto raccontato, a dispetto del fatto che bisogna per forza mostrare. L’autrice riesce a farci vedere quello che ha in testa semplicemente dicendolo. Con la giusta semplicità.

Una delle cosa che mi è piaciuto di più del mondo creato da Noemi (Oltre i confini) è l’ibridazione animale. Questi esseri che si fondono con i viaggiatori (Viator) parzialmente o integralmente con loro. Veramente ben riuscita questa parte e la descrizione della parti fuse tra animali e umani. Abbiamo ibridazioni con orche, cigni, cervi, lupi etc. E anche quando l’animale non è proprio il più affascinante del mondo, come le falene, non esiste alcun “disgusto” nella descrizione delle scene ma solo una sorta di magica poesia.
 

E, inaspettatamente, si ritrovano nel libro anche temi scottanti, come l’esaltazione dei giovani che porta alla violenza, solo perché annoiati e hanno voglia di cercare qualcosa di nuovo.

La battaglia finale mi ha provocato forti emozioni. Ovviamente non vi rivelo come va a finire, ma mi ha ricordato in modo positivo una scena della Storia Infinita. Attenzione! Non sto parlando di clonazione ma di un certo tipo di emozioni.

 

Ritorniamo quindi alla copertina, se inizialmente mi aveva allontanato un po’, alla fine della lettura ho pensato che era perfetta, osservandola ci si immagina davvero di essere nel mondo degli spiriti.
 
 

Ottimo lavoro quello di Noemi, un libro fantasy da leggere per conoscere un lato del genere molto originale.

Le uniche, minuscole, difficoltà che ho incontrato personalmente sono nel capire le varie tecniche di passaggio Oltre i Confini e il modo in cui avvengono particolari tipi di magie (quelle con le erbe e i rituali). Però conto di saperne di più nel prossimo volume.

Complimenti a Noemi!
Vi lascio con un suo commento...
 

Grazie per la bellissima recensione, e anche per la possibilità di commentare le tue parole... Che dire? Sono davvero felice che tu abbia apprezzato il mio libro, alcune delle cose che hai scritto lasciano intuire che tu abbia compreso esattamente quel che volevo trasmettere attraverso questo primo volume della saga.... Quindi, grazie, grazie, grazie :)

Provo ora a rispondere alle tue perplessità, anche se è un po' difficile farlo senza spoiler :)

Quando Lucilla finalmente scopre che può incanalare i poteri delle terre oltre i confini (tramite i rituali, appunto), sta per scoppiare un gran casino; la sua “insegnante” la snobba, il suo compagno di sventura è senza memoria, la povera Fantasy non ha la minima esperienza in questo senso... Così, lei inizierà ad avvicinarsi ai rituali in modo istintivo, senza capire bene cosa stia facendo... Nel secondo volume, quando finalmente avrà occasione di chiarirsi con l' “esperta” Francesca, finalmente avrà modo di saperne un po' di più (e noi con lei, ovviamente) :)

Spero di averti risposto.

Grazie ancora di tutto :)

E grazie a te, Noemi, per ogni cosa.
 
Questo romanzo rientra nella categoria Made in Italy
 
 

domenica 4 agosto 2013

Recensione Darkwing di Davide Cencini




TITOLO: Darkwing
SOTTOTITOLO: La Spada dai Sette Occhi
AUTORE: Davide Cencini
EDITORE: Ute Libri
PAGINE: 398
PREZZO: cartaceo 18.00 euro - ebook 5.99 euro

Sito ufficiale http://worldofdarkwing.com/

TRAMA

Terra. Un futuro non molto lontano.Esiste un'alternativa a tutte le fonti energetiche conosciute. La Ener Fed sta per collaudare il suo nuovo reattore in grado di produrre quantità illimitate di energia, ma il sogno si trasforma in una tragedia. Peter non riesce a scappare in tempo.Un'esplosione, il nulla.Peter non è morto. E' in luogo chiamato Corown. Viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo.Riuscirà a servirsene per salvare coloro che ama?  

VOTO

4 ++ /5 draghi


 ++


PICCOLA PREMESSA

È mia abitudine inviare prima la recensione agli autori con cui sono in contatto, per renderli consapevoli di quello che li aspetterà e per chiedere se, nel caso, volessero fare qualche commento. Tengo a precisare, però, che in nessun modo accetterei tentativi di censura.
Con l'autore di Darkwing  invece mi sono trovata la recensione un pochino "aggiustata". 
"Qui si può migliorare, qui non hai specificato bene, qui è un po' caotica". 
E la mia reazione è stata:


OSI FORSE CONTRADDIRMI?

A parte gli scherzi. :D . Mi fa sempre molto piacere avere un interscambio con gli scrittori. Così, del "succo" della recensione non ho modificato nulla, ho fatto però delle piccole aggiunte e ho scelto alcuni commenti dell'autore e li ho intercalati ai miei. Quindi anche in questo post sarà presente la "Voce all'autore" anche se in modo differente rispetto al solito (troverete le N.d.A. Note dell'autore)



Ed ora andiamo con:

IL MIO PARERE PERSONALE

Mi scuso con l’autore per averci messo una vita a finire il suo libro. Tengo a precisare che il tempo impiegato a finire un libro non è sinonimo di “non mi è piaciuto”. Ho letto “Il Signore degli anelli” in un anno ed è uno dei miei libri preferiti. Ho letto “Spells” in poche ore e mi ha talmente annoiato da rendermi totalmente indifferente alla conclusione della saga.
Arriviamo dunque alla recensione.

Mondo strano quello di Darkwing. Da una parte estremamente originale. Comincia nel nostro mondo, dove si parla, tuttavia, di argomenti scottanti: come le violenze domestiche e il terrorismo. Argomenti non certo classici. Dal'altro canto abbiamo a che fare con un protagonista, Peter, estremamente "giocherellone", come se fosse "l'altra faccia di una stessa medaglia". E questo è un aspetto decisamente positivo.

Un certo incidente, però, catapulta Peter, in una sorta di mondo parallelo ancora non ben identificato (Corown).

Caratteristica affascinante di questo pianeta è la presenza di aviani, ossia persone dalla sembianza di uccelli. Mi è sembrata una trovata originale, se poi pensiamo che l’autore si è di chiaramente ispirato a PK il mio favore non può che aumentare (ho tutti i numeri usciti e per tutti intendo proprio TUTTI visto che la serie ad un certo punto si è interrotta (se ci penso ancora sto male)).



Cosa mi è piaciuto in Darkwing, oltre gli aviani? Certamente le battute sempre pronte del protagonista e di altri personaggi e le situazioni al limite del surreale.
E uno stile fresco e in crescente miglioramento:

Attenzione, attenzione, segue un luuungo elenco di esempi, dello stile di Darkwing:

Sua moglie, una giunonica pappagallina gialla.
(Descrizione essenziale e perfetta di un'aviana, testimonianza di una buona proprietà di linguaggio)

E poi il libro è pieno di passaggi esilaranti:

Magnifico! Venite, venite… moglie, apri la botte di birra Super Extra Dwarf gran riserva che abbiamo giù in cantina!
- Quella “corretta”? - bisbigliò Miriam, ma Peter la sentì ugualmente.
- No, non quella allungata col piscio di cavallo che servo ai forestieri, porta due boccali di quella vera! -

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Era tarda notte e piovigginava - Chi bussa a questo convento? - chiese Durin, per sincerarsi dell’identità del visitatore.
(Vi prego, ditemi che anche voi avete riconosciuto: “Co’ ‘sta pioggia e co’ ‘sto vento, chi è che bussa al mio convento? Tormentone già vintage negli anni ’70 :D ) (N.d.A. GRAZIE per aver riconosciuto questa citazione!!! Sei stata l’unica! Confermo! :D)

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Peter si domandò come mai solo nei romanzi fantasy che leggeva i protagonisti riuscivano a cavalcare tutto il giorno, mangiare carne secca e dormire per settimane in mezzo ai boschi svegliandosi freschi e riposati, in armonia con la natura. Lui, una mattina, destato da un insopportabile cinguettio, aveva sparato col cannone dello scudo agli uccellini… con buona pace del suo nome di battaglia.

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Non lo so… forse l’input totalmente imprevisto lo ha bloccato… non è nuovo ai crash di sistema…
- Che tu sappia è stato programmato su “Winsozz”?
- No, Peter, non direi proprio! - lo rimproverò Lidia per aver fatto dell’ironia in un momento del genere.

(simpatico questo passaggio su Winsozz riferito ai Cyborg (anche se penso che sia per palati "smanettoni"))

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- Attenziooone! Periiicolo! Attenziooone! Periiicolo! - gridò la spada, con la vocina soave che ogni tanto faceva Durin Dardodiferro. La lama lampeggiava con intermittenza di una luce rosa shocking. Durin aveva detto che era incantata per avvertirlo quando il pericolo era vicino, ma Peter aveva immaginato una dignitosa luminescenza azzurra, e di certo non pensava alla suoneria.

(Il nano Durin Dardodiferro è uno dei miei personaggi preferiti)

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E le citazione "dell'altro mondo" (ossia il nostro) sono veramente numerose:

Che cosa significa questa scritta? Io mastico l’elfico ma sono un po’ arrugginito…
– Questi versi? Oh, solo un canto di guerra, c’è scritto pressappoco: “Una lama per squartarli, una lama per sventrarli, una lama per scuoiarli e del tutto disossarli!”

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Il protagonista poi è un simpaticone che adora le mangiate:

si era fatto portare un tacchino farcito, due trote bollite, una forma di cacio intera, una pagnotta grossa come la ruota di un carretto, mezzo chilo di polenta, un’insalatiera di verdure grande abbastanza da sedercisi dentro e mezzo barile di birra, il tutto condito da stuzzichini assortiti, e ancora continuava a ingurgitare cibo. Era irreale. Che fosse invece quello il vero volto della sua maledizione… tramutarsi in una cavalletta gigante in grado di distruggere le riserve di cibo d’un villaggio?
(N.d.A. potresti aggiungere che si tratta di un umorismo mangereccio ispirato ai film di Bud Spencer e Terence Hill, se vuoi)
Voglio, voglio :D


Ce la giochiamo a birra e salsicce?



Anche se, a dire la verità, soprattutto  all'inizio, l'umorismo del protagonista mi è sembrato un po’ forzato. 

Ho notato un grande miglioramento nello stile man mano che si andava avanti con il racconto. L’autore mi ha detto che il romanzo è stato scritto in più anni e oserei dire: si vede.

Anche quando la faccenda si fa seria lo stile è di tutto rispetto:

La sua voce era gradevole, e tuttavia pervasa da un sibilo ultraterreno, come una goccia di veleno che inquinava segretamente un bicchiere d’acqua limpida.

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Lidia era ammirata. Ancora una volta, Peter la stupiva: si era fatta di lui il concetto di un uomo coraggioso, ma anche impulsivo; invece, ora scopriva che quando voleva era in grado di mantenere i nervi saldi e il sangue freddo. In una situazione in cui altri si sarebbero abbandonati alla disperazione era stato capace di prendere il gruppo per le redini e ridargli fiducia, dimostrando anche una notevole intelligenza tattica. Parlava con la sicurezza di un capo, argomentando ogni decisione senza lasciare adito a discussioni.

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E mentre all’inizio troviamo errori stilistici tipo:
Il suo fisico appariva snello, ma i muscoli erano ben disegnati e tonici, duri come l’acciaio. Mentre il PoV è sulla testa del protagonista. 
(N.d.A. ma è Peter che si guarda allo specchio, perché è un errore? Forse non dovevo usare “appariva” perché sembra che qualcun altro che lo sta guardando, è questo che intendi? Mh forse hai ragione.) (sì, in quel punto la "telecamera" va all'esterno, però questo problema scompare nel testo dopo brevissimo tempo).

Man mano che si va avanti si trovano sempre meno imperfezioni e sempre più un linguaggio sicuro di sé e di effetto. E molte scene sono mostrate invece che raccontate.

 Prima di rendersene conto era steso a terra, con la testa che gli girava come una trottola: sentiva sapore di sangue in bocca e un viscido calore che gli colava lungo il viso. Gemette di dolore e le lacrime gli uscirono da sé.

(Scena mostrata con efficacia: si sente il sapore in bocca, il viscido calore (spettacolare metafora))

Per farvi un altro esempio del miglioramento di stile, facciamo però un passetto indietro… pronti? Reeeeewind!! Primo capitolo: immenso ed inutile infodump sugli aviani. Terribile. Buttiamolo e teniamo tutto il resto del libro.
(L'autore mi ha informato che in fase di editing voleva toglierlo ma poi l'editor ha deciso di mantenerlo).

Molte situazioni sono originali (mi è piaciuta tantissimo la parte dedicata ai cyborg), altre lo sono un po’ meno (come la foresta incantata).

Avrei, inoltre, gradito una suddivisione "meno prolungata" dei capitoli. Ma questo rientra nei gusti personali. (Anche in questo caso, mi fa notare l'autore, questa suddivisione è stata ideata dall'editore, lui l'aveva creata in modo molto diverso).

Tutto sommato il libro merita davvero di essere letto e di rientrare nei fantasy di tutto rispetto.

Infine una nota positiva a favore della casa editrice che ha ideato un sistema di rating e un bollino. Sarebbe bello se questo metodo fosse applicato anche ad altri libri.


Sistema di Rating
Darkwing
VERDE
Fantasy pulito, privo di espressioni volgari. 
Contiene anche temi importanti e spinosi, 
ma sempre esposti in modo 
intelligente e delicato.
Attenzione!
Tutti i giudizi espressi sono frutto di una valutazione 
arbitraria di Ute Libri e possono non coincidere 
con la sensibilità del singolo lettore.


Insomma, un libro che mi ha lasciato un segno decisamente positivo. E pensare che è solo il primo di una serie di sette. Sì, perché il mondo di Darkwing è molto articolato, per questo lo spazio a lui dedicato non finisce qui. A breve, infatti, presenteremo uno speciale dedicato all'ampio e dettagliato background.

A presto quindi, con Darkwing!

giovedì 25 luglio 2013

A proposito di Booktrailer: Palindra di Elena Ticozzi Valerio e Stop Motion


Torna la rubrica che parla di Booktrailer, ultimamente ne sto scoprendo di interessanti, ve li presenterò piano piano.

Oggi vediamo insieme il Booktrailer di Palindra di Elena Ticozzi Valerio.
È un booktrailer realizzato con una tecnica che si chiama STOP MOTION e i risultati ottenuti sono molto accattivanti. Atmosfere cupe, musica accattivante.

Guardare per credere...


Ma cos'è la tecnica di Stop Motion? È nostro ospite un vero esperto del settore Daniele Fiori (che ha realizzato proprio il booktrailer di Palindra). A lui, dunque, la parola...



La “stop motion”, meglio conosciuta in Italia come “passo uno”, è una tecnica di ripresa video che consente, attraverso l’utilizzo di una particolare macchina da presa, di impressionare un solo fotogramma per volta, è normalmente utilizzata per la creazione di animazioni in senso generico.
La stop motion è una tecnica di “vecchia concezione” se consideriamo il fatto che fu utilizzata anche in molte sequenze del grande kolossal “King Kong” già nel 1933; 



È una tecnica di indiscussa difficoltà dato che la realizzazione di filmati attraverso questa particolare arte richiede un estremo lavoro “certosino” di grande pazienza e tempi di realizzazione di notevole entità, si consideri infatti che all’interno di un singolo secondo si trovano da un minimo di 24 ad un massimo di 29 fotogrammi e che quindi un solo minuto di animazione richiede la realizzazione di minimo 1440 fotogrammi contenenti ognuno impercettibili movimenti.
Esistono molte e differenti modalità di utilizzare il passo uno, cioè è possibile creare l’illusione del movimento attraverso diverse tipologie di animazione.
Molto spesso troviamo dei veri e propri cartoni animati bidimensionali realizzati sovrapponendo e/o muovendo fogli in speciale carta lucida trasparente opportunamente disegnati, ma anche attraverso oggetti o personaggi “ritagliati” (stile collage) e successivamente animati.
Dove però il passo uno da il meglio di se è nell’animazione tridimensionale, cioè nella creazione di corto e lungometraggi dove all’interno personaggi ed oggetti tridimensionali vengono pazientemente mossi e filmati fotogramma per fotogramma.
Il lungometraggio probabilmente più conosciuto al grande pubblico è “The Nightmare before Christmas” prodotto da regista Tim Barton, dove i “pupazzi” protagonisti si muovono, parlano, cambiano espressione e si comportano come veri e propri attori in carne ed ossa.


Ma la tecnica passo uno non è stata utilizzata solo ed esclusivamente per la realizzazione di cartoni animati in senso stretto, come infatti sopra citato in passato è stata largamente impiegata per realizzare apposite sequenze da aggiungere poi a parti “reali” (con attori veri) per creare illusioni incredibili per i tempi, come per l’appunto dimostrano vecchi film come King Kong (1933), Il Settimo Viaggio di Sinbad (1958) e molti altri ancora.
Oggi la stop motion è ancora largamente usata anche se l’avvento della Graphic Computer risolve attualmente molte problematiche relative a molte sequenze in maniera relativamente più semplice e con un risultato migliore sul piano della fluidità di movimento e sui tempi di realizzazione.
Lo stesso Tim Barton, infatti, per la realizzazione del successivo “La Sposa Cadavere” ha dovuto ricorrere alla grafica 3D mista al passo uno per abbreviare gli eccessivi tempi di produzione.


Stessa cosa dicasi per la Aardman Animations, pluri premiata azienda britannica, che ha tra i suoi personaggi di spicco “Wallace & Gromit”, un inventore strampalato ed il suo cane animati attraverso la tecnica Claymotion (pupazzi di plastilina animati), che ugualmente si è vista costretta a ricorre all’ausilio della graphic computer per eccessiva difficoltà nella realizzazione in stop motion di alcun scene del suo lungometraggio “La Maledizione del Coniglio Mannaro”, vincitore nel 2006 dell’Oscar come miglior film in animazione.



Nonostante l’avvento della grafica computerizzata la tecnica del passo uno resiste ancora e si è posizionata come “arte” utilizzata soprattutto in lavori particolari e di breve durata…anzi, alcuni lungometraggi in graphic computer sono stati realizzati ricreando quei movimenti “scattosi”, quella particolare “imperfezione” caratteristica dell’animazione in stop motion, forse per ricreare quel sapore “vintage” dei cartoni animati “di una volta”.

Ringraziamo, dunque, Daniele Fiori per il suo intervento. Adesso ne sappiamo sicuramente di più.

domenica 7 luglio 2013

Incipit Mania # 7: Roma 40 D.C. di Adele Vieri Castellano


Questa rubrica è in realtà un esperimento. Poiché io valuto l'incipit solo dopo titolo/copertina/sinossi/lettura dei righe a casaccio, sono proprio curiosa di vedere se l'inizio rispecchia la realtà del contenuto.
So che molti lettori decido di acquistare un libro solo leggendo le righe iniziali. Ho deciso quindi di valutare l'incipit dei  libri che leggerò per vedere se l'idea generale corrisponderà con la valutazione che risulterà dalla recensione.
L'incipit di oggi è dedicato a Roma 40 D.C. di Adele Vieri Castellano.


Roma, 786 a.U.c, ottavo giorno prima delle calende di Iulius (33 d.C., 24 giugno)

L'ombra degli alberti si allungò sulla via lastricata lungo il Celio, sfiorando la folla e regalando a coloro  che stavano accalcati un po' di refrigerio. Qualcuno era lì da parecchio, restio a rinunciare alla bella vista. Altri, appena arrivati a suon di gomitate tra le costole, calli pestati e toghe strappate dalla foga, si stavano guadagnando un posto in prima fila.

Che dire?

L'immaginazione è subito stimolata. Lavora egregiamente per costruire nella mente un'ombra che si allunga (e di conseguenza immerge subito nella parte del giorno in cui si svolge l'azione). In una sola frase, oltretutto, condensa anche l'informazione del luogo (il Celio) e descrive anche l'ambiente una via lastricata. Ottimo!
Continuando ci si immerge nella calura, nella folla che sgomita, nelle toghe strappate. Siamo già dentro l'antica Roma, gente!!!

A questo aggiungiamo la data romana, che prepara la mente al periodo storico in cui andrà a viaggiare.

5 draghi per questo incipit! Congratulazioni all'autrice!



LA DATA NELL'ANTICA ROMA

I libri devono regalare emozioni e momenti spensierati. A volte però regalano anche cultura, allora diventano vere chicche da tenere nelle proprie librerie.
E Roma D.C. oltre a tutte le caratteristiche di un ottimo libro, regala anche cultura.

Mi è piaciuto documentarmi sulla data nell'Antica Roma, anche grazie alla stessa Autrice che gentilmente mi ha dato delle informazioni.

786 a.U.c. corrisponde alla dicitura Ab Urbe Còndita ossia dalla fondazione della città (di Roma) (753 a.C.)

Nel calendario romano alcuni giorni avevano un loro nome preciso:

calende era il primo giorno del mese
idi e none mobili a seconda del mese

Mesi con None e Idi cadenti il 5º e 13º giorno gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre
Mesi con None e Idi cadenti il 7º e 15º giorno marzo, maggio, luglio e ottobre


Il calcolo dei giorni veniva fatto a ritroso a partire da questi giorni (ecco perché nella data di Roma D.C. troviamo ottavo giorno prima delle calende

Ed ora diamo la parola alla stessa Adele Vieri Castellano che ci spiega in modo sapiente qualcosa di interessante sul calendario




Il calendario a cui mi riferisco è ovviamente quello giuliano, entrato in "funzione" nel 46 prima di Cristo, quindi a.C., basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome) nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C. e messo in "funzione" nel 45 a.C.
Nel 44 a.C, il console eletto di quell'anno, Marco Antonio, decise di dedicare il settimo messe dell'anno (quintilius) a Cesare. Il mese si chiamò Julius, in onore della gens Iulia, a cui apparteneva il nostro Gaio Giulio Cesare. Un anno prima del suo assassinio.
Sappi che i documenti del medioevo sono spesso errati riguardo le date e i riferimenti, visto che la documentazione storica e gli scritti degli storici latini sono stati rinvenuti ben più tardi e portati in Europa e diffusi nel tardo 1300 primi 1400.
Ah, al mese di Julius vennero aggiunti giorni fino al numero di 31 in modo che fosse uno dei più lunghi e importanti mesi dell'anno.
Augusto fece lo stesso, ancora in vita, dedicandosi il mese di augustus (nota, anche quello di 31 giorni).
Nel medioevo, ti faccio notare visto che mi lo hanno già chiesto in parecchi, anche i numeri romani avevano spesso una grafia diversa, per esempio XIIII (che noi oggi scriviamo XIV con il metodo della sottrazione) si poteva scrivere in entrambi i modi e NON è sbagliato poiché a Roma si faceva così. Fu nel medioevo che, per questioni di abbreviazioni su documenti e iscrizioni, fu adottata la grafica con la sottrazione (XIV) ma non è altro che una usanza medioevale. Io, visto che scrivevo di Roma antica, mi sono adeguata agli usi di allora e quindi ecco il perché di XIIII legione o anche XIIIIII legione.

Ringraziamo Adele per la sua interessante spiegazione.
Ci rivedremo presto con la recensione di Roma 40 D.C. e con Marco Quinto Rufo

domenica 7 aprile 2013

RECENSIONE: Albion di Bianca Marconero

Titolo: Albion
Autrice: Bianca Marconero
Editore: Limited Editon Books
Pagine: 479 (sul kindle Amazon)
Prezzo cartaceo: 14,90 euro
Prezzo ebook: 2.99 euro

SINOSSI

Cresciuto senza madre, e dopo aver perduto il fratello maggiore – morto in circostanze misteriose –, nel giorno del funerale dell’amatissimo nonno, Marco Cinquedraghi riceve la notizia che gli cambierà la vita: deve lasciare Roma e partire per la Svizzera. È infatti giunto il momento di iscriversi all’Albion College, la scuola in cui, da sempre, si diplomano i membri della sua famiglia. Ma il blasonato collegio riserva molte sorprese. Tra duelli di spade e lezioni di filologia romanza, mistici poteri che riaffiorano e verità sepolte dal tempo che riemergono, Marco scoprirà il valore dell’amicizia e capirà che l’amore, quello vero, non si ottiene senza sacrificio. Nelle trame ordite dal più grande dei maghi e nell’eco di un amore indimenticabile si ridestano legami immortali, scritti nel sangue. Fino all’epilogo, tra le mura di un’antica abbazia, dove Marco conoscerà la strada che le stelle hanno in serbo per lui. Il destino di un re il cui nome è leggenda.


Voto iniziale 4.5 draghi passati a ben 5 per motivi espressi in fondo!



IL MIO PARERE PERSONALE

Erano un po’ di giorni che mi saltava all’occhio questo libro con copertina bianca. Mi aveva colpito la scritta “Limited Edition” che pensavo si riferisse al libro “in edizione limitata” (di prezzo presupponevo), invece era la casa editrice (che esordisce proprio con questo libro). =_=  Poi lo sguardo del ragazzo in copertina sembrava mi dicesse “leggimi, leggimi”. Potevo non dare retta a quegli occhioni verdi?
Stavolta il detto “vai dove ti porta il cuore” è proprio appropriato: infatti il libro mi è piaciuto molto, in numerosi aspetti.
Innanzitutto è stata una vera sorpresa la trama (non avevo letto recensioni e per la prima volta neanche la sinossi (ve l’ho detto che è stato un acquisto d’istinto)). Pensavo che Albion fosse il nome del ragazzo, invece è il nome di un collegio. Un collegio molto particolare dove oltre ad insegnamenti tradizionali, come inglese e matematica, gli allievi devono imparare ad utilizzare l’arco, le spade, a cacciare (loro stessi) e a giostrare.
Marco, Deacon e Helena sono tre studenti, appartenenti a classi sociali differenti: Marco Cinquedraghi è un italiano, riccone figlio di papà, mentre Helena e Deacon (rispettivamente spagnola e irlandese) non hanno tante possibilità economiche e sono costretti a compiere servizi per la scuola per poterla frequentare.
Apparentemente non hanno nulla in comune, se non aver acquisito per diritto di nascita l’ingresso ad Albion. In realtà sono legati da un destino incredibile e “originale nella sua non originalità”. Ma è un destino che non posso e non voglio spoilerare visto che si rivelerà solo nell’ultima parte del libro.
Il punto di vista passa da un personaggio ad un altro (addirittura una volta viene preso in consegna anche da un quarto personaggio Lance… ah Lance …. inutile nascondere che anche io ho subito il suo fascino). Questa questione del punto di vista “saltellante” può lasciar interdetti momentaneamente, però prosegue inesorabile dall’inizio alla fine  diventando una particolarità della narrazione. Inoltre questa tecnica è molto utile ai fini della trama e permette di avere più personaggi “di pari livello”.
I protagonisti li ho amati e odiati tutti prepotentemente (tranne Lance che ho sempre e solo amato). E questo lo metto al primo posto tra quel che ho più apprezzato in questo libro. L’arroganza di Marco è stata anche la mia, la fragilità di Helena è stata anche la mia, il senso di inadeguatezza di Deacon è stato anche il mio. E’ questo che cerco nei libri, è questo il motivo per cui leggo. Per vivere sensazioni ed emozioni oltre quelle che provo “nella vita vera” . Per vivere infinite vite e infiniti “tempi”. E Albion c’è riuscito più che bene.
Ed è stato troppo facile identificarsi in Helena che entra in un archivio con un abbigliamento sportivo. La sua felpa con cappuccio e il suo disagio mi hanno trooooppo ricordato una volta che in pieno agosto mi sono presentata in un archivio con gonna lunga, canottiera, infradito e mollettone nei capelli  e mi sono ritrovata tutta gente in giacca e cravatta, addirittura uno con camicia e maglioncino di filo!! (Dall’altra parte però ho gridato silenziosamente all’eresia per i ricercatori che prendono appunti con la stilografica, visto che l’inchiostro potrebbe macchiare le pergamene e per prendere appunti negli archivi si usano le matite e (spesso) i guanti bianchi. Ma lo ammetto: questa cosa avrà inorridito solo me e forse pochi altri sciroccati). :D
Ma torniamo a Marco: è così reale nella sua simpatia/antipatia. Troppo forti certe espressioni che usa: Stica**i è  una delle sue parole preferite, mi fa fatto letteralmente “spaccare” nonostante io abbia sempre sentito quel “francesismo” utilizzato in modo un po’ diverso ( sinonimo di “e chi se ne importa” :P ). E poi lasciatemi riportare una sua raffinata cattiveria interiore (più da vipera femmina che da aspide però sempre geniale): fu quasi contento di notare che la gonna le si fermava molto oltre il ginocchio, togliendo slancio alla figura, comunque piuttosto bassa (frase rivolta ad una ragazza che gli piace molto. Quanto ho gongolato con lui in quel momento).
Un altro pregio di Albion è l’uso di parole tecniche. Tra le prime pagine si trova un’ottima descrizione del Pantheon (dove viene nominato anche l’opus sectile). Questa frase, ad esempio, l’ho adorata solo per la presenza di lesene e marmi policromi: Lo spazio scandito dalle lesene, dalle colonne e dai marmi policromi, cominciò a muoversi, prima calando a sinistra, poi accelerando la corsa e vorticando infinite volte, quasi a rimarcare il perimetro. Il cerchio. La rotonda.
Questo pregio però a volte diventa un difetto quando ce n’è in eccedenza. Per esempio in un duello di spade si fa un gran elenco di parole tecniche. Inoltre il fatto di metterle in evidenza in corsivo permette all’occhio di “cadere proprio lì”, togliendo ogni emozione al combattimento.
Un altro punto di positività/negatività sono i titoli dei capitoli. I capitoli sono corti e numerosi e questo, per come la penso io, è un enorme pregio (la scusa di “leggere solo un altro capitolo e poi basta” accelera notevolmente la lettura). I capitoli sono 76, quindi c’è una grande varietà di titoli: alcuni sono in inglese, alcuni in latino, altri sono veramente eccezionali (come “del bel paese la dove ‘l si sona”). A volte però i titoli svelano quello che avverrà facendo perdere un po’ di suspance.
Traendo le conclusioni: Albion è un libro consigliatissimo. Ai personaggi ci si affeziona nel bene e nel male. E la storia (e quello che c’è dietro) è molto originale e vi assicuro che vi attirerà come una calamita.
E fin qui sarebbero stati 4 draghi e mezzo. E' mia abitudine però mandare prima la recensione agli autori con cui sono in contatto, per richiedere loro se hanno qualcosa da aggiungere. L'autrice mi ha gentilmente risposto chiedendomi di inserire questo suo commento:


Anzitutto grazie per queste belle impressioni su Albion che hai voluto condividere. Dette da qualcuno che scrive e che si cimenta coi mille problemi legati a questo mi rendono doppiamente felice. Faccio solo una piccola postilla all'uso del francesismo Stica**i
Come hai giustamente notato è un'espressione che tende a sminuire in modo sgarbato un'affermazione o un fatto. Insomma l'equivalente di 'e chi se ne frega?'. Tuttavia c'è un secondo uso, confermato dai romani di Roma che abbiamo consultato, che indica stupore e meraviglia, insomma l'equivalente di 'ma davvero? non ci posso credere?' Oltre che dal contesto, il secondo uso dovrebbe rivelarsi, nel parlato, dall'allungamento della 'a'. Insomma qualcosa come 'sticaaaa**i'
Con Isabella Donato, ma mia 'editor custode' si è discusso se inserire o meno questa 'a', decidendo alla fine di non farlo. Cosa per la quale le sono infinitamente grata.
A onor del vero, questo secondo uso è minoritario e ha fatto storcere il naso ai 'puristi del vernacolo'. ma Avevamo la necessità di connotare in senso regionale la lingua di Marco, visto che tutti coloro che lo incontrano notano che parla male inglese e usa spesso parole incomprensibili. E poiché il romanesco è una lingua molto 'colorata' questa espressione, indubbiamente forte ma non particolarmente scioccante, c'è sembrata un buon compromesso.

Bianca Marconero


Ringrazio l'autrice per questa precisazione,  e pensare che da romana non ci avevo riflettuto: ma sticaaaa**i, è veramente sinonimo di stupore (anche se io non avrei censurato le aaa).
Orbene, le parole di Bianca qui sopra mi hanno fatto comprendere di più del perché a me piace chiedere il punto di vista degli autori, se posso. Sono convinta che ogni parola dei propri libri, seppur sbagliata, o eccessiva, o soggetta ad eventuali critiche,  debba essere ponderata e non essere frutto del caso. In questo caso l'accuratezza dell'autrice nel ricercare parole in dialetto romanesco (e anche il fatto di essersi scusata privatamente per la stilografica anche se non c'era la necessità) ha fatto innalzare il voto di mezzo punto! Dunque...

5 draghi per il signor Cinquedraghi!



mercoledì 20 marzo 2013

RECENSIONE: Straziami di Claudia Mauro


GENERE: FANTASY HORROR
AUTRICE: CLAUDIA MAURO
EDITORE: SELFPUBLISHER
PAGINE: 227
COSTO: 1.02 KINDLE AMAZON

SINOSSI

"Se avessi saputo che la vita era questa.
Mi sarei uccisa prima."


Lara Clerico voleva solo morire.
Per un grottesco scherzo del destino, invece, si risveglia nella bara.
Sepolta viva, l'attende una morte ben più tragica di quella che si era inflitta, alla quale viene sottratta dall'intervento di tre misteriosi personaggi. Ma qualcosa non quadra.
Cosa ne sarà di Lara, che si scopre improvvisamente prigioniera dei suoi stessi salvatori?
Cosa sono questi post-morti di cui parlano tanto?
Cosa sono le urla terribili che scuotono la notte?

Voto 4.5/5


IL MIO PARERE PERSONALE


Mi sono avvicinata a Straziami attraverso alcune recensioni che lo definivano un ottimo libro gotico. Premetto che sono un’amante dei libri gotici, però non so perché mi rimangono sempre indietro nei miei acquisti sorpassati da fantasy classici, libri storici, urban fantasy …
Questa volta però sono contenta di aver deciso per questo acquisto prima di altri.
Ma andiamo con ordine: appena aperto il libro (o meglio appena aperto il lettore kindle) mi sono trovata davanti una serie di parole e frasi cortissime come in un elenco, l’una sotto l’altra. Ho subito pensato: “eh?” , poi però mi sono resa conto che quel particolare metodo di scrittura rendeva tutto più veloce e scorrevole e inquietante e … insomma un’unica grande poesia dall’inizio alla fine del libro.


La trama è molto originale, è riuscita ad incuriosirmi, ad angosciarmi, a prendermi veramente tanto e mi ha fatto  inaspettatamente sorridere in qualche punto (quando arriva un certo personaggio … ehm…ehm…). Sono inoltre rimasta con il fiato in gola in attesa di un amore … arriva? Non arriva? La risposta non ve la svelo ma vi dico che non sono affatto rimasta delusa ;) .


I personaggi sono molto ben caratterizzati e li ho adorati TUTTI, nel bene e nel male, persino le banshee che non mi hanno ispirato molta simpatia. Già perché una delle originalità di “Straziami” è proprio la presenza delle banshee, esseri che non si trovano spesso nei libri.
Per chi non lo sapesse le banshee sono spiriti femminili della tradizione scozzese e irlandese.
Da parte mia le ho conosciute da piccolissima leggendo una storia di Topolino dove uno zio irlandese di Pippo ne raccontava la leggenda ;D

Uniche microscopiche note negative del libro sono stati alcuni passaggi temporali in cui mi sono ritrovata un po’ spiazzata (e sono dovuta tornare indietro di una pagina per vedere se avevo saltato qualcosa) e il finale … non proprio chiarissimo anche se devo ammettere che entrambi questi “difetti” possono anche essere voluti dall'autrice.
Vi lascio infine con un sacrilegio: la presenza di diversi mostri rinchiusi in un castello medievale mi ha fatto associare il libro ad Hotel Transilvania. Accomunare un horror gotico a un cartone comico è come associare il diavolo con l’acqua santa, lo so … ma fare questo collegamento, insieme a quello delle banshee su Topolino, mi ha fatto adorare il romanzo ancora di più.


Ed ora passiamo la parola proprio all'autrice nello spazio "Voce all'autore"


La recensione è molto accurata e non c'è molto da aggiungere a riguardo. In realtà i "difetti" sono esattamente, come hai spiegato tu, due cose volute.
Il passaggio dei tempi serve a creare anche narrativamente il distacco tra la vita di Lara prima del suicidio e quella di dopo.
Il finale nebuloso esiste in quanto "Straziami" è un romanzo progettato per prestarsi ad una possibile serializzazione, che però viene decisa dai lettori mediante sondaggio e quindi se il risultato finale voluto dai lettori votanti fosse stato che doveva terminare lì, restava una storia con un finale semi-aperto, che a modo suo avesse però un senso compiuto.
A parte queste piccole spiegazioni, vorrei dire che la parte più difficile di "Straziami" è stata proprio la ricerca sulle banshee, in rete non si trova praticamente niente e anche cercando in biblioteche e librerie il materiale è stringatissimo, quindi sono molto felice di essere riuscita a creare dei personaggi che in qualche modo riescono a risultare tridimensionali nonostante la scarsezza di materiale di base da cui sono partita.
Ringrazio sentitamente Marina per l'opportunità e le faccio i più sinceri complimenti per lo splendido blog

E io ringrazio Claudia per le sue parole e per le emozioni che ci ha regalato

Questo libro fa parte delle categorie Made In Italy e Passione Vampiro






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