lunedì 19 maggio 2014

Blog Tour di "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" di Ilaria Pasqua, con Giveaway! PRIMA TAPPA



È la paura che li tiene legati qui.
“È solo la paura. Non siamo noi” disse il Primo Sacerdote mentre osservava dall’alto le lunghe mura che circondavano quella città incantata.
“La nostra stessa paura” aggiunsero gli altri quattro all’unisono, nascosti nei loro mantelli. Una lieve brezza agitava i tessuti che li circondava e li avviluppava, rendendoli prigionieri.

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Carissimi, pronti a partecipare a questo interessante Giftaway? Con soli due click avrete possibilità di vincere l'ebook de "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia di Ilaria Pasqua" (ne ho parlato qui) un Urban Fantasy Distopico che non potete perdere.
A voi un estratto...



Si sentì una voce, poi due che dicevano: “Non puoi restare, non devi restare. Trova la strada”.
Con questa frase nelle orecchie, Aria aprì gli occhi. Come ogni mattina le mancava il respiro. Quel suo incubo che la assillava da settimane, forse da mesi, ormai aveva perso la cognizione del tempo, non era spaventoso in sé, ma l’atmosfera, così come le sensazioni che emanava, le toglievano il fiato.
Percepiva il buio, appiccicoso e profondo, come se ogni notte, e poi ogni mattina, lei allungasse il collo all’interno di un pozzo scuro e cercasse di scrutare una luce che non c’era. Eppure continuava a cercare, sperando che quel buio si dipanasse, per risolvere quel mistero del suo inconscio. Perché era il suo inconscio, supponeva, che dava vita a quell’incubo.
“Chi altro?” si disse stropicciandosi gli occhi e scalciando con le gambe le coperte dalle lenzuola. Non si alzò per molti minuti, rimase a occhi chiusi in silenzio, calmando il respiro e concentrandosi solo su questo. Sapeva che intorno a lei il suo incubo stava già prendendo forma. Quando li riaprì, trovò vicino ai suoi piedi un procione che fluttuava, una piccola nuvola d’inquietudine. Non capiva ancora perché i suoi incubi assumessero quella ridicola forma.
“Stupido procione” urlò lanciandogli contro le coperte. Aria non riusciva neanche a guardarlo, gli occhi del procione erano due fessure buie e inconsistenti, due caverne in cui temeva di scorgere ogni sua bruttura.
Si alzò dal letto e inciampò in una scarpa che era rimasta in mezzo alla stanza. Davanti al letto, la scrivania era stracolma di libri, fogli, disegni scarabocchiati e altri più complessi. Sulla destra, poco sotto una piccola finestra che si apriva in cima alla parete, vi era una tela appena iniziata, solo uno schizzo nero su un fondo bianco, che non aveva ancora alcun significato.
Aria andò in bagno trascinandosi dietro il suo incubo. Una volta che il suo turbamento assumeva quella forma era impossibile fargliela cambiare. Ogni mattina si ritrovava in compagnia di quel procione, qualunque incubo avesse avuto. Le metteva angoscia essere seguita da quella nuvola nera, ma non poteva liberarsene, era legato a lei e, con il tempo, non aveva potuto far altro che abituarsi alla sua presenza. Non aveva sentimenti, né vita. Era un prolungamento dei suoi pensieri notturni, nient’altro. Era una parte di lei, elaborata dal suo inconscio.
“Perché dargli peso?” si ripeteva ogni mattina. Eppure sembrava molto più di così, gli altri non se ne accorgevano, ma lei sì.
Gli incubi erano qualcosa di inconsistente e allo stesso tempo di materiale, ogni mattina le sembrava di partorire una nuova inquietante verità, di tagliare a fette la sua mente, le sue ansie, e servirle su un piatto ben visibile a tutti, per poi gettare ogni cosa via. Si sentiva divorata da quelle assenze, un giorno dopo l’altro, ma ancora non l’aveva compreso a fondo.
Era un prolungamento, certo, ma di se stessa, non solo un pensiero, ma un altro braccio, una gamba, una parte della sua carne.
S’infilò nel box doccia colpendo per sbaglio il vetro scorrevole, che oscillò pericolosamente facendo un brutto suono, le accadeva ogni mattina involontariamente, non riusciva mai a ricordare di stare attenta. Si lavò i capelli neri con lo shampoo alla vaniglia, se li asciugò rapidamente e, una volta tornata nella sua stanza, si infilò un paio di jeans e una camicia comoda. Raccolse da terra lo zaino e andò in cucina con passo trascinato.
“Ciao”, salutò con voce fiacca.
“Ciao raggio di sole. Come al solito di buonumore” disse sua madre che aveva già fatto colazione, si era appena infilata una giacca nera pronta per uscire.
“Che ci vuoi fare, non tutti sono mattinieri come te” rispose sedendosi al tavolo e spalmando un generoso strato di marmellata alla fragola su una fetta biscottata.
“Su, tesoro, cerca di sbrigarti”. La madre le piazzò un bel bacio sulla fronte proprio come la ragazza odiava di più.
“Mamma, dai” sbuffò scostandosi.
“Se non ne approfitto quando sei mezza addormentata, quando altro posso farlo?” ridacchiò lei, poi fece segno alla figlia di pulirsi la fronte. “Rossetto” disse, poi sorrise e uscì.
Aria sentì i suoi passi risuonare nel piccolo corridoio che separava la cucina e le altre poche stanze, dalla porta d’ingresso. Infine il rumore secco della porta che si aprì cigolando, e il tentativo della madre di chiuderla delicatamente.
“Le buone maniere non sono di casa” disse Aria ridacchiando, con il suo incubo sempre ben attaccato alla gamba. La mamma neanche si accorge più della sua presenza, pensò lei buttando giù l’ultimo pezzo di fetta biscottata.
Dal frigorifero tirò fuori la bottiglia di latte e scrollò le spalle bevendo a canna. Se avesse preso un bicchiere, avrebbe dovuto lavarlo, per questo preferì bere direttamente dalla bottiglia.
“Figurarsi”, si disse rimettendo il latte al suo posto e chiudendo lo sportello con energia. “Andiamo, fra poco ci sarà il tuo sacrificio”, disse con tono seccato, odiava quel rito mattutino, e ancor più stupido le sembrava mettersi a parlare con quell’animale di fumo. Eppure non riusciva mai ad ignorarlo. Spesso si fermava a fissarlo sperando che quell’essere l’aiutasse a risolvere l’enigma. Quella voce familiare che le diceva di non rimanere lì, non riusciva a identificarla.
Non esiste nient’altro che questo posto, dove altro potrei mai andare? disse lei tentando di dare una reale forma a quella frase.
Perché quella persona continuava ad assillare le sue notti?
Quella mattina il sole era ben alto in cielo, eppure una nebbia leggera si era posata sui tetti delle case, come ogni giorno. La città era nascosta da un velo e Aria era costretta a vederla esclusivamente attraverso di esso, come da una sorta di schermo, o un paio di occhiali particolari che era costretta a indossare e che dettavano il modo in cui dovesse guardare il mondo.
Non riusciva a vedere bene i confini del quartiere, né il cielo.
“Buongiorno signora Frost” urlò alla vecchia vicina, che era in piedi a fissare il sole, stringendo in mano una tazza di caffè fumante, persa nei suoi pensieri. Sulla sua spalla c’era un piccolo grillo di fumo nero.
“Signora Frost! Buongiorno” urlò di nuovo.
La donna sembrò svegliarsi e si voltò: “Buongiorno a te, mia cara, tutto bene?” chiese dolcemente ma in modo sbadato.
“Sì, grazie, e lei?” domandò Aria fissando il piccolo grillo.
“Bene” rispose vagamente.
“Si ricordi di andare al punto di raccolta, fra poco la prima chiuderà” disse preoccupata la ragazza. Quella vecchia signora le aveva sempre fatto una gran tenerezza, con quell'aria dolce e vagamente distratta.

“Il punto di raccolta, sì, oggi ho un ospite” disse sorridendo.
Aria abbozzò un sorriso imbarazzato: “L’avevo notato”. La ragazza non riusciva a capacitarsi di come molte persone trattassero i loro incubi, come fossero animali da compagnia, piccoli esseri viventi bisognosi di affetto. Sono solo incubi, cavolo! pensava sempre. “Arrivederci, io vado” disse improvvisamente Aria.
“Ciao, buona giornata” rispose la donna fissando il suo grillo.
“Anche a lei” disse infine la ragazza percorrendo tranquillamente il vialetto. Arrivata in strada si inserì nella processione di persone diretta verso i vari punti di raccolta. Ce n’era uno per ogni quartiere. Lei solitamente si dirigeva verso quello di passaggio. La scuola non era lontana, ma non avrebbe mai avuto la forza di deviare verso quello di sinistra, nonostante fosse più vicino. Andare verso la scuola, lasciare il pacco e proseguire le sembrava più naturale, come se quella pausa in realtà quasi non esistesse. Il deviare avrebbe presupposto un’interruzione del suo cammino mattutino, quasi un impegno più gravoso della scuola stessa. Una sorta di accettazione del fatto che seguiva le leggi stabilite dai Cinque Sacerdoti per il bene comune, e lei tutto voleva tranne ammettere di dare retta a quelle regole. Non poteva fare altro, però, e anche se non deviava, passando al punto di raccolta e fermandosi pochi istanti, niente poteva cancellare quella sosta, quell’accettazione. Seguiva la legge, non poteva negarlo, e ne aveva bisogno. Portarsi dietro quel peso era per ogni essere umano insopportabile. Quella legge, in un certo senso, permetteva lo svolgimento di un servizio necessario alla sopravvivenza di tutti, anche se odiava quei cinque uomini incappucciati che la dettavano.
“Per quale motivo non si fanno mai vedere?”, si chiedeva sempre Aria.



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(Per gli imbranati come me... non avete paura è veramente facilissimo, basta cliccare)

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Regole del giveaway: è possibile partecipare dal 19/05 al 25/05.
In base agli "obiettivi" che completate vi verranno assegnati dei "punti", ognuno dei quali aumenta le probabilità di estrazione
Obiettivi da completare:

- Mettere mi piace alla pagina facebook di Nativi Digitali: 2 punti (obbligatorio)
- Mettere mi piace alla pagina facebook del blog ospitante: 2 punti (obbligatorio)
- Tweet personalizzato: 2 punti (non obbl.)

Il giorno successivo allo scadere del Giveaway, Nativi Digitali Edizioni contatterà il vincitore sul contatto email o al profilo facebook che avete inserito per partecipare!
In bocca al lupo!



Data
N. Tappa
Blog ospitante
26-01 giugno
Seconda
02-08 giugno
Terza
09-15 giugno
Quarta
16-22 giugno
Quinta
23-29 giugno
Sesta
30-06 luglio
Settima
07-13 luglio
Ottava
14-20 luglio
Nona
21-27 luglio
Decima


8 commenti:

  1. Ciao!!bel post,complimenti anche noi partecipiamo al blog tour...tappa 10.È la prima volta e ammetto che siamo emozionate!!!ho conciso su Google + e su Facebook....auguri per la vostra tappa

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    1. Ciao e benvenute compagne di BlogTour ^_^

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  2. Ciao innanzitutto complimenti questo libro mi affascina spero proprio di essere fortunata ...condiviso su fb e g+ Grazie mille a prestissimo

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    1. Grazie della partecipazione. In bocca al lupo! ;)

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  3. Ciao, ho partecipato anche io..il romanzo sembra molto interessante! Condiviso su facebook e G+. Ciaoo

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  4. tappa molto bella spero di riuscire a partecipare al blog tour condiviso su fb, google+ etwitter. ciao
    email stefania6831@virgilio.it

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